Alzheimer: e se esistesse una cura e nessuno lo sapesse?

Tratto da un articolo della Dr. Mary Newport.

C’è una crescente epidemia di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e la predizione che 15.000.000 di persone, solo negli Stati Uniti avranno la malattia di Alzheimer entro il 2050.

Nel 2001 il Dr. Richard L. Veech dell’NHI, insieme ad altri ricerctori, ha pubblicato l’articolo intitolato “Corpi chetonici, potenziali usi terapeutici” 1.

Nel 2003, George F. Cahill, Jr. e Richard Veech hanno scritto ,”Chetoacidosi? Buona Medicina?”2 e nel 2004 , Richard Veech ha pubblicato una revisione delle implicazioni terapeutiche dei corpi chetonici.3

Questi articoli non si trovano nelle riviste che il medico medio leggerebbe, tanto meno il pubblico profano. A meno che non stiate ricercando l’argomento in modo specifico, è improbabile che casualmente riuscirete ad imbatterti in questa informazione.

La storia di Steve , l’inizio della malattia

Mio marito Steve, di 58 anni, si è ammalato di demenza senile che è progredita per almeno 5 anni. Nel maggio 2008 fece una risonanza magnetica che mostrava un diffuso cambiamento involutivo dei lobi frontali e parietali, un’atrofia moderata dal lato sinistro e un’atrofia grave del lato destro dell’amigdala e dell’ippocampo senza cambiamento ischemico, che supporterebbe una diagnosi clinica della malattia di Alzheimer. Per le persone non mediche, questo significa che le aree del cervello si erano ristrette.

Spesso per diversi giorni consecutivi, era annebbiato; non riusciva a trovare un cucchiaio o ricordarsi come prendere l’acqua dal frigo. Alcuni giorni invece, non erano poi così male. Sembrava quasi se stesso, creativo, pieno di idee, con il suo umorismo unico.

Un giorno avrei potuto chiedergli se ci fosse stata una certa telefonata che stavo aspettando e mi avrebbe potuto rispondere “No”. Mentre due giorni dopo avrebbe ricordato il messaggio di questa o quella persona.

E’ come se pur avendo perso la memoria a breve termine, il suo cervello fosse ancora in grado di immagazzinare le informazioni da qualche parte.

La mia sensazione era che la dieta avesse un ruolo in queste continue fluttuazioni, ma non sapevo ancora quale. Qualcosa non gli permetteva di accedere alle informazioni presenti nella sua memoria. Era come se fosse stato chiuso fuori da alcune aree del suo cervello, e avrei voluto trovare una chiave che gli permettesse nuovamente di accedervi.

Steve ha un BSBA (Bachelor of Science in Business Administration) e teneva la contabilità del mio ambulatorio di neonatologia lavorando da casa, così da poter stare anche con le nostre figlie. Egli amava i computers ed era capace di digitare molto velocemente sulla tastiera. Era anche in grado di aprirli e ripararli, e sapeva riparare praticamente qualsiasi altra cosa. Se non aveva un attrezzo per fare qualche lavoro avrebbe potuto “inventarne” uno.

Amava andare in kayak e aveva creato un accessorio che consentisse al suo kayak di muoversi in linea retta.

Circa cinque anni fa, ha iniziato ad avere problemi organizzativi nello svolgere il suo lavoro di contabile. Egli procrastinava il più possibile, e faceva errori con il libro paga, così ho iniziato a sedermi accanto a lui per aiutarlo a fare il lavoro in modo corretto.

Pensavo che fosse solo perché il nostro ambulatorio era diventato più complicato da gestire con molti più impiegati. Egli però sentiva che qualcosa non andava e iniziò a deprimersi.

Andammo da un neurologo circa 4 anni fa, che gli fece un Mini Esame dello Stato Mentale (MMSE) e Steve ottenne il punteggio di 23 su 30, che lo collocava nella demenza di grado medio. In questo test, più basso è il punteggio, più grave è la demenza. La sua risonanza magnetica, a quel tempo non segnalava nulla di anormale.

Circa tre anni fa, Steve iniziò a prendere Aricept, e due anni fa Namenda. Eravamo speranzosi che, se potevamo rallentare abbastanza il suo declino cognitivo, nel frattempo sarebbe stato scoperto un trattamento che avrebbe potuto cambiare le cose.

Nell’agosto del 2007 dopo che Steve aveva perso 5 kg in poche settimane, il farmaco Aricep venne sostituito da Exelon. Negli ultimi 12 mesi c’erano stati notevoli cambiamenti. Non era più in grado di cucinarsi da solo, di ricordarsi di mangiare un buon pasto, usare una calcolatrice, e semplicemente svolgere una semplice addizione. Comunque, si teneva ancora occupato tutto il giorno, lavorando in giardino o nel suo garage, ed era ancora in buone condizioni fisiche.

Così ora ero io a cucinare per l’uomo che aveva sempre cucinato per tutta la famiglia regolarmente. Ero io a dargli i farmaci regolarmente perché non riusciva a ricordarsi di prenderli e tanto meno riusciva a prendere le pillole giuste.

Ogni notte ci abbracciavamo prima di andare a dormire e mi chiedevo per quanto tempo ancora avremmo potuto farlo. E’ stato un incubo guardare il suo declino e sentirsi impotente restando a guardare mentre continuava inesorabilmente.

Egli era totalmente consapevole della sua demenza , e ne parlavamo frequentemente. Non era più depresso, probabilmente grazie all’aiuto del supporto psicologico e dei farmaci Lexipro e Wellbutrin, o forse solo per il peggioramento della sua malattia.

Grassi a catena media e corpi chetonici

Mi tenevo aggiornata, e periodicamente consultavo il sito www.clinicaltraials.gov per vedere se ci fossero nuove sperimentazioni scientifiche sui farmaci nelle quali Steve poter essere inserito.

Due anni fa, abbiamo provato a farlo partecipare ad uno studio per un promettente farmaco anti-infiammatorio, Flurizan, ma non aveva i requisiti per partecipare a causa della suo storia di depressione che lo aveva colpito nei due anni precedenti. Non sareste depressi se sapeste di avere l’Alzheimer? Infatti la depressione potrebbe essere un sintomo o un precursore della malattia di Alzheimer.

Fino a poco tempo fa, non avevo visto niente riguardo il potenziale uso dei trigliceridi a catena media (MCT olio), o dei corpi chetonici (chiamati anche chetoacidi) che sono il prodotto finale del loro metabolismo. Queste sostanze potrebbero non solo trattare l’Alzheimer ma anche aiutare prevenirlo.

Inoltre, potrebbero costituire un potenziale trattamento per la malattia di Parkinson, di Huntington, per la sclerosi multipla, e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA o malattia di Lou Gehrig ), per l’epilessia farmaco-resistente, il diabete instabile di tipo 1, e il diabete di tipo 2, dove è presente insulino resistenza.

I corpi chetonici possono aiutare il cervello dei neonati a riprendersi dalla carenza di ossigeno, possono aiutare il cuore dopo un scompenso acuto e possono ridurre le masse tumorali. I bambini con epilessia farmaco-resistente a volte rispondono a una dieta chetogenica a basso contenuto di carboidrati. L’olio MCT sembra essere utile come aiuto nella perdita di peso e i body builders lo usano da anni per migliorare la loro composizione corpora (l’olio MCT può essere facilmente acquistato su Internet).

Atleti e soldati potrebbero usare l’olio MCT come fonte energetica quando il corpo esaurisce i carboidrati, cosa che si verifica piuttosto rapidamente quando il cibo non è prontamente disponibile.

Come è possibile che questi grassi a catena media, metabolizzati in corpi chetonici, possano essere di aiuto in queste situazioni così diverse?

Le nostre cellule possono usare i corpi chetonici come combustibile alternativo quando il glucosio non è disponibile. In modo particolare le nostre cellule cerebrali, che normalmente utilizzano glucosio (zucchero), sono in grado di usare molto efficientemente i corpi chetonici per funzionare e rimanere in vita.

Affinché i corpi chetonici siano presenti nel circolo sanguigno e possano così essere utilizzati dal cervello, è necessario che il corpo sia a digiuno da almeno un paio di giorni, o che si assuma una dieta chetogenica, a bassissimo tenore di carboidrati come la dieta Atkins.

Nella malattia di Alzheimer, i neuroni in alcune aree del cervello non sono più in grado di utilizzare il glucosio4, 5 a causa di una forma di insulino-resistenza e lentamente si estinguono: un processo che sembra iniziare alcuni decenni prima che i sintomi si manifestino.

Se queste cellule avessero accesso ai corpi chetonici, potrebbero potenzialmente rimanere in vita e continuare a funzionare. Sembra che le persone con malattia di Parkinson, 6 di Huntington, 7 sclerosi multipla, e SLA abbiano lo stesso deficit ad usare il glucosio, ma in differenti aree del cervello o del midollo spinale.

L’olio MCT viene digerito dall’organismo in modo diverso rispetto ad altri grassi. Invece di immagazzinare tutti gli MCT come grassi, il fegato li converte direttamente in corpi chetonici, che sono quindi disponibili per l’uso come energia. La somministrazione orale o endovenosa di olio MCT produce iperchetonemia, 10 cioè la presenza di corpi chetonici nel circolo sanguigno, che sono quindi disponibili per il cervello che può usarli come fonte di energia, in assenza di glucosio19 e persino in presenza di glucosio.22

Inoltre, l’iperchetonemia provoca un aumento sostanziale (39%) del flusso sanguigno cerebrale,18 e sembra ridurre la disfunzione cognitiva associata con ipoglicemia sistemica in condizioni normali negli esseri umani. 19

L’olio MTC e l’ olio di cocco

Circa 2 mesi fa, abbiamo portato Steve al Johnny B. Byrd, Jr. Alzheimer’s Institute presso la University of South Florida (USF) di Tampa, in Florida, per una valutazione annuale e per partecipare ad una selezione per uno studio su un farmaco (Elan.)

Stava digiunando per le analisi del sangue e il punteggio ottenuto all’esame delle capacità cognitive risultò di 12, troppo basso per qualificarsi per lo studio sul nuovo farmaco (era richiesto un punteggio minimo di 16).

Siamo rimasti molto delusi, ma ci hanno consigliato di ritentare la selezione, dal momento che Steve aveva soddisfatto tutti gli altri criteri, così abbiamo preso un nuovo appuntamento per il giorno seguente, affinché Steve potesse riprovare il test appena fatto.

La sera prima della prima valutazione mentre studiavo i farmaci per i quali Steve avrebbe tentato la sperimentazione, mi sono imbattuto in un farmaco chiamato Ketasyn o AC- 1202 che veniva sperimentato su pazienti affetti da Alzheimer con diversi profili genetici.

Il farmaco veniva testato sui pazienti che mostravano una genetica predisponente la malattia (APOE4) e anche su pazienti malati che tuttavia non avevano una genetica predisponente (APOE2 o APOE3).

Il gruppo di pazienti che prendeva il farmaco mostrava un arresto della malattia, mentre i gruppi che assumevano il placebo, continuavano a mostrare un declino neurologico. In un altro studio, le persone mostravano un significativo aumento della memoria già dopo la prima somministrazione del farmaco. Il farmaco era ancora in attesa di essere brevettato, e gli studi erano volti a migliorarne la formulazione.

Leggendo tutto ciò che riguardava questo promettente farmaco, ho scoperto che il primo ingrediente di cui era composto era semplicemente olio MCT, e che per produrre questi risultati sui pazienti, ne veniva usata una dose di 20g pari a circa 4 cucchiaini. L’olio MCT usato da questi ricercatori era un olio da 6 e 8 catene di carbonio, ma gli studiosi ritenevano che potesse essere efficace qualsiasi grasso a catena media ( da 6 a 12 atomi di carbonio). Solo una volta, l’autore dell’articolo menzionava che l’olio MCT veniva prodotto dall’olio di cocco o di palma.

In quel momento non sapevo che avrei potuto facilmente acquistare olio MCT online, quindi ho studiato l’olio di cocco e ho scoperto che è composto per circa il 60% da grassi a catena media (MCFA), inoltre contiene anche acidi grassi omega-6 e acidi grassi a catena corta e lunga fino a 18 atomi di carbonio11, e poiché è di origine vegetale non contiene colesterolo.

L’olio di cocco può essere acquistato in molti negozi di alimenti biologici e persino in alcuni supermercati comuni ad un prezzo ragionevole. È importante utilizzare olio di cocco vergine e spremuto a freddo, ed evitare olio di cocco idrogenato e ricco di grassi trans.

C’è una errata opinione che l’olio di cocco sia “l’olio che intasa le arterie”, un termine coniato a metà del 1900 dal presidente di Proctor & Gamble, il produttore della margarina Crisco, il quale vedeva nell’olio di cocco un potenziale concorrente al suo prodotto.

Per avvalorare la sua tesi, il produttore di Crisco, faceva riferimento ai primi esperimenti sugli animali, per i quali l’olio di cocco si era rivelato dannoso. Quello che veniva sottaciuto in tali studi era però che l’olio di cocco utilizzato era un olio di cocco idrogenato e ricco di grassi trans.

Questi grassi aumentano il livello di colesterolo cattivo e diminuiscono quello buono, favorendo la cardiopatia. Inoltre gli acidi grassi essenziali erano stati esclusi dalla dieta. 13

Il più grande produttore di olio di cocco sono le Filippine, dove il cocco e il suo olio sono alimenti base dell’alimentazione. L’olio di cocco è anche prodotto in India, Tailandia e altre parti del sud-est asiatico, nelle isole dei Caraibi e persino nel sud della Florida. Le Filippine hanno una delle più basse incidenze di malattie cardiovascolari al mondo. Gli studi hanno dimostrato che il rapporto colesterolo totale / HDL (colesterolo buono) migliora con olio di cocco non idrogenato.14, 15, 16, 17 Le persone in questa parte del mondo mangiano anche pesce regolarmente, che fornisce loro acidi grassi omega-3, che probabilmente contribuiscono alla mancanza di malattie cardiovascolari. Le mie amiche infermiere dalle Filippine mi dicono che molti dei loro parenti a casa cucinano tutto con olio di cocco e assumono il cocco in una forma o nell’altra quasi ad ogni pasto.

Ho anche appreso che dopo l’olio di cocco e l’ olio di palma, il cibo in cui i trigliceridi a catena media sono maggiormente concentrati è il latte materno umano. 12 Questi grassi si trovano anche in concentrazioni minori nel latte di capra e di mucca, nonché nel burro di questi tipi di latte. In effetti, 20-25 anni fa aggiungevamo olio MCT a formule per bambini prematuri per aggiungere calorie e oli MCT, di cocco e palma sono attualmente aggiunti a formule per neonati prematuri e a termine insieme ad ARA e DHA ( acido docosaesaenoico DHA, come l’acido arachidonico ARA) per imitare il latte materno.

L’olio di cocco e il suo effetto su Steve

Tornando a Steve, il test sarebbe stato la mattina seguente, ed era ormai troppo tardi per trovare un negozio dove comperare dell’olio di cocco.

Il mattino seguente, mentre in macchina ci recavamo al centro dove avrebbe dovuto effettuare il suo test per valutare le sue capacità cognitive e di memoria, ho cercato di ricordargli più volte, la data del giorno, il mese, l’anno e la contea in cui ci trovavamo. Ma per quanto cercasse di ricordare, le nozioni non gli rimanevano in mente.

Quando prima di iniziare il test, si trovò a dover compilare alcuni moduli di consenso, e ad apporre data e firma, ebbe bisogno di aiuto, per ogni singola pagina.

Neanche a dirlo, il suo punteggio al test cognitivo fu di 14, troppo basso per entrare nello studio. La dott.ssa Margarita Nunez trascorse molto tempo con noi chiedendo a Steve di disegnare un orologio (vedi orologio n. 1), che costituisce un test specifico per l’Alzheimer.

Poi mi prese da parte e mi disse che l’”orologio” che Steve aveva disegnato, indicava che il suo deterioramento cognitivo era da considerare severo e non moderato

Questa rivelazione fu devastante per me, ma non sorprendente. Essendo sua moglie da 36 anni, sapevo come fosse cambiato e vedevo come ora avesse bisogno di me per fare ogni cosa.

Pensando, che non avevamo più nulla da perdere, ci siamo fermati in un negozio di alimenti naturali sulla strada di casa e abbiamo acquistato un barattolo da un litro di olio di cocco “vergine” al 100%.

Ho calcolato che per fornire 20 g di MCT, avrebbe dovuto prendere 35 grammi o poco più di due cucchiai di olio di cocco (circa 35 ml o 7 cucchiaini colmi).

Decisi poi che avremmo tentato nuovamente il test, l’indomani alle 13.00, in un altro centro che si trovava a Tampa, nella contea di Hillsborough.

La mattina seguente, verso le 9.00 del mattino, preparai il porridge di d’avena per colazione e mescolai due cucchiai di olio di cocco, più altri come “porta fortuna” nella sua porzione. Ne misi anche nella mia, dal momento che non volevo che mangiasse qualcosa che io non fossi disposta a mangiare.

Sulla strada verso il test, come ogni volta, ho provato a preparare Steve chiedendogli la stagione, il mese, il giorno della settimana, ricordandogli che saremmo andati a Tampa, nella contea di Hillsborough. Non riusciva a ricordare la parola “primavera”, e continuava a sbagliare il mese, dicendo aprile anziché a maggio, e non riusciva neppure a ricordare che era mercoledì. Per tutto il viaggio, abbiamo analizzato e ripetuto queste cose almeno 10 volte, ma non riusciva ancora a ricordarle. Appena arrivati al centro, è stato portato via per il test. Complessivamente erano passate circa 4 ore e mezza da quando aveva assunto l’olio di cocco.

Al suo ritorno, era molto scontento della sua performance. Laura, la coordinatrice della ricerca, tornò poco dopo e iniziò a misurare il suo battito cardiaco e la pressione sanguigna e, sospettando che stessimo continuando il processo di selezione, le chiesi se poteva dirci il punteggio che Steve aveva totalizzato. Lei disse: “Non te l’ha detto? Ha totalizzato un 18! ”Più di quanto avesse bisogno per qualificarsi per lo studio.

Si era ricordato che era primavera, che era maggio, che era mercoledì, e che si trovava a Tampa, nella contea di Hillsborough e che eravamo al Byrd Institute, tutti quesiti a cui non aveva saputo rispondere nel precedente tentativo all’USF. Come risultato delle analisi effettuate per la selezione, abbiamo appreso che Steve è positivo per APOE4, ma al momento non sappiamo se ne abbia una o due copie di questo gene.

Nello studio che avevo letto, i pazienti APOE4 che avevano assunto il farmaco Ketasyn, non miglioravano, ma avevano un arresto della malattia. Questo ci incoraggiò molto sul continuare ad usare l’olio di cocco, mentre veniva sottoposto al trattamento con il farmaco sperimentale per il quale aveva fatto la selezione. (In realtà il farmaco sperimentale si sarebbe rivelato un fallimento, poiché avrebbe causato addirittura un peggioramento delle funzioni cognitive nei pazienti che lo assumevano).

Al momento della stesura di questo articolo sono passati 60 giorni da quando ha iniziato a prendere l’olio di cocco (21 maggio 2008.) Ogni mattina entra in cucina vigile e allegro, loquace, facendo battute. La sua andatura è ancora un po ‘strana. Il suo tremore non è più molto evidente. È in grado di concentrarsi sulle cose che vuole fare in casa e in cortile e rimanere in attività, mentre prima dell’olio di cocco era facilmente distratto e raramente realizzava qualcosa a meno che non lo supervisionassi direttamente, e questo era fonte di discussione tra noi!

Dopo circa due settimane, e di nuovo a 37 giorni, dopo aver iniziato ad assumere l’olio di cocco, gli ho chiesto di disegnare un orologio (vedi Orologi n. 2 e n. 3). Vi è un evidente evidente miglioramento. Premetto che non l’ho aiutato. Mi dice che non poteva nemmeno immaginare un orologio durante il primo test , mentre nelle ultime settimane, era consapevole di quello che stava disegnando, preoccupandosi che il 6 fosse di fronte al 12 e il 9 di fronte al 3 sul quadrante dell’orologio.

Ha disegnato “raggi” che lo aiutassero a disporre i numeri. Non gli ho chiesto di provare a indicare un orario, anche se questa sarebbe stata la parte successiva di quel test. Steve non è stato in grado di scrivere con la tastiera del computer per almeno due anni, ma da quando assume l’olio di cocco riesce ad immaginare la posizione delle lettere sulla tastiera. Non ha ancora il coraggio di sedersi e provare a scrivere perché pensa che se non ci riuscisse si sentirebbe troppo scoraggiato.

In questo momento stiamo considerando una terapia che possa aiutarlo a recuperare alcune delle abilità che ha perso.

Nelle immagini sotto, vediamo a sinistra il primo orologio disegnato da Steve, il giorno prima di iniziare ad assumere l’olio di cocco. Al centro l’orologio disegnato dopo 2 settimane e a destra l’orologio 37 giorni dopo aver iniziato ad assumere l’olio di cocco.

 

 

Potenziali usi dei chetoni

Non so spiegare esattamente perché abbia avuto questo miglioramento. Forse i grassi a catena media sono stati importanti, o forse altre variabili gli hanno permesso di migliorare, a differenza delle persone APOE4 dello studio del Ketasyn. Forse queste perone non stavano assumendo omega 3 mentre noi mangiavamo salmone almeno 2 volte a settimana e assumevamo un integratore di olio di pesce 2 volte al giorno almeno da 2 anni.

Ho cercato su Internet tutto ciò che era possibile trovare sull’olio di cocco, sull’olio MCT, sugli acidi grassi, sui corpi chetonici, sulla composizione di acidi grassi nel latte materno, su rapporto tra chetoni e vari stati di malattia.

Quando ho fatto ricerche sui corpi chetonici, mi sono imbattuta nel nome del Dr. Richard Veech del National Institutes of Health.

L’ho contattato per porre domande riguardo a tutti questi quesiti e lui gentilmente mi ha dedicato tempo. Abbiamo parlato e mi ha inviato per E-mail articoli che aveva scritto sull’argomento. Gli ho posto numerose domande e gli ho parlato di alcune idee che mi erano venute in mente e lui ha continuato a fornirmi risposte e ad inviarmi altri documenti da leggere.

Il mio pensiero non andava solo alle persone con malattie neurodegenerative come mio marito, ma anche ai neonati malati e prematuri di cui mi prendo cura, e ai potenziali usi per entrambi gli estremi dello spettro della vita, e per tutti i malati di malattie che interessano il sistema nervoso.

Penso ai bambini malati di autismo e mi chiedo se manchi qualcosa di molto importante nelle formule per bambini e nelle diete delle donne che allattano. 23

Il beta-idrossibutirrato è il chetone primario che viene prodotto alla fine del metabolismo degli acidi grassi e sembra proteggere i neuroni quando il glucosio non è disponibile. 20 Questo chetone non può essere assunto per via orale tale e quale, ma può essere assunto sotto forma di estere. In questo modo può essere convertito in energia dai neuroni e altre cellule.

Il Dr. Veech può produrre un’estere di beta-idrossibutirrato nel suo laboratorio, partendo dall’olio MCT. Ingerendo questo estere di beta-idrossibutirrato, sarebbe possibile aumentare il livello dei chetoni nel circolo sanguigno e potenziare quindi l’effetto positivo di queste sostanze sul cervello.

Il Dr. Veech ha già fatto degli studi sugli animali, ma, per poterlo testare sull’uomo deve produrne quantitativi maggiori. Avrebbe potuto iniziare quest’anno se soltanto avesse avuto i finanziamenti necessari. Per costruire un impianto per produrre questo estere di beta-idrossibutirrato servono 15 milioni di dollari. Questa cifra sembra enorme, ma se si considera quante persone saranno colpite da Alzheimer nel 2050 secondo le previsioni mediche, si tratta solo di 1 dollaro a persona.

Miglioramenti dopo diversi mesi

Alla fine di giugno, abbiamo visitato Cincinnati dove vivono la mia famiglia e quella di Steve, ed entrambe le nostre hanno notato una differenza molto significativa nel modo in cui Steve interagiva socialmente con loro rispetto all’anno precedente. Invece di sembrare perso, era coinvolto e interessato a ciò che gli altri dicevano. Ha immediatamente riconosciuto i parenti per nome (cognati e nipoti), persone che non aveva visto da almeno un anno. La sua espressione facciale era più animata. Ha partecipato attivamente alle conversazioni, è riuscito a comprendere immediatamente le battute e ha persino fatto i sui commenti umoristici. Aveva ancora difficoltà a trovare alcune parole, ma riusciva a costruire delle frasi e persino dei periodi più articolati. Al mattino veniva in cucina e mi chiedeva di andare a camminare con lui sulla “grande collina” prima di colazione per fare un po ‘di esercizio. È una persona molto diversa da come era anno fa e forse anche due o tre anni fa. Ha una grave atrofia del cervello e non sarà mai “normale”, ma per ora siamo molto contenti dei risultati che abbiamo ottenuto, e se l’olio di cocco fermasse o rallentasse l’avanzamento della sua malattia, varrebbe ogni goccia che prende.

Mia sorella Lois ha detto a una donna con cui lavora dell’olio di cocco e della risposta di Steve.

La madre di questa donna soffre di Amzheimer, e così lei e suo padre, hanno iniziato a somministrarle olio di cocco. La donna ha avuto una risposta simile a quella di Steve, la sua attenzione è migliorata così come la sua capacità di sostenere una conversazione ed è ritornato persino il suo senso dell’umorismo.

Sperare nella ricerca

Il 9 luglio 2008, Steve è stato sottoposto a degli esami del sangue per misurare il livello di chetoni dopo la somministrazione dell’olio di cocco.

I diversi campioni di sangue sono stati prelevati prima e dopo i pasti, e complessivamente ad ogni pasto gli sono stati somministrati 35 ml di olio di cocco. Generalmente ne assumeva una quantità maggiore, ma questa è la quantità assunta nel giorno di questo esame.

Analizzando i campioni di sangue si è potuto vedere che il livello di corpi chetonici aumenta in modo significativo dopo 3 ore dalla somministrazione dell’olio. Non sappiamo ancora quando raggiungano il picco massimo perché per ora non abbiamo fatto altri monitoraggi. I livelli di chetoni non sono particolarmente alti, eppure producono degli effetti sorprendenti. Il Dr. Veech è stupito dei miglioramenti che Steve ha ottenuto con questo livello di chetoni relativamente basso, ed è convinto che sarebbe importante continuare i test sul suo estere di beta-idrossibutirrato, poiché questo consentirebbe di raggiungere livelli decisamente più alti di chetoni disponibili ad essere utilizzati dai neuroni. Inoltre si conoscerebbero meglio i tempi di reazione dei chetoni e si potrebbe controllare meglio il loro effetto, permettendo di avere ulteriori miglioramenti per le malattie.

È urgente che siano disponibili finanziamenti per andare avanti con la ricerca per il bene di milioni di persone che attualmente sono già ammalate e per quelle che si ammaleranno in futuro di Alzheimer, Parkinson, della corea di Huntington, della sclerosi multipla, SLA, diabete di tipo I e di tipo II, come pure qualsiasi altra condizione che può comportare un difetto nel trasporto di glucosio ai neuroni e altre cellule.

Fino a quando il beta-idrossibutirrato del Dr Veech non sarà testato e pronto all’uso, un semplice cambiamento dietetico come l’uso di olio di cocco, può fare la differenza per le persone che pensano di essere a rischio o per quelle che ormai hanno queste malattie.

Oltre all’olio di cocco può essere usato anche l’olio MCT (acquistabile su amazon o nei negozi di alimenti per lo sport). Per ottenere lo stesso livello di chetoni che si ottenevano con il farmaco Ketasyn che aveva ottenuto successo con i pazienti colpiti da Alzheimer, sembra sia necessario prendere 7 cucchiaini colmi di olio MCT in una sola volta. Questo garantirebbe un livello di chetoni circolanti nel corpo per 24 ore. L’olio MCT rispetto al cocco fa aumentare maggiormente il livello dei chetoni, ma per un tempo più breve. Il cocco aumenta il livello di chetoni meno, ma per un tempo più lungo, dando quindi un effetto più stabile. E’ possibile usare i due oli insieme per avere un buon livello di chetoni che sia anche stabile nel tempo oppure scegliere di usarne uno solo. Non sappiamo ancora se sia meglio assumere questi oli in un’unica somministrazione o sia meglio distribuirli durante i pasti. Dovrebbero essere fatti degli studi per determinare con certezza queste cose.

Al momento Steve assume un mix di olio di cocco e MCT almeno 2 volte al giorno per essere sicuri che il suo cervello non resti senza chetoni. Assume circa 10 cucchiaini al giorno, quindi un 50% in più rispetto alla dose dell’esperimento con il Ketasyn

La quantità che sta assumendo è la stessa che viene consumata in alcune are del mondo dove l’olio di cocco viene usato comunemente nella cucina.

Se una persona può tollerarne di più sarebbe bene prenderne di più, ma è importante iniziare con un dosaggio minimo di uno o due cucchiaini meglio se mescolati a del cibo, perché alcune persone possono sperimentare una sensazione di pienezza, o anche avere episodi di diarrea sia con l’olio MCT che con l’olio di cocco. Il problema può essere risolto iniziando con quantitativi non troppo elevati e aumentando la dose gradualmente nelle settimane successive, fino a raggiungere il quantitativo massimo ( che può arrivare fino a 6-7 cucchiai al giorno, si cucchiai!)

L’olio di cocco come l’MCT può essere mescolato a qualsiasi cibo, noi la mettiamo nell’avena, l’aggiungiamo ai condimenti delle insalate, lo usiamo per cucinare, e lo mettiamo su tutto quello su cui avremmo usato burro come patate, patate dolci, mais, riso, pasta, spaghetti. Utilizziamo gelato al cocco che può essere acquistato in alcuni negozi, ed è il modo più delizioso per aumentare i corpi chetonici. Allo stesso modo, la crema o il latte di cocco, che sono una combinazione di olio, polpa di cocco e acqua possono essere acquistati nei negozi asiatici o di alimenti biologici. Possono essere usati come sostituti della panna e del latte, per cucinare.

E’ possibile combinare varie porzioni di cibo contenenti olio di cocco, per assicurare l’assunzione di 35g di olio di cocco al giorno.

Se state usando qualche tipo di grasso vegetale idrogenato (margarina) o qualche prodotto che contiene grassi trans ( fritti, prodotti confezionati) non usateli più e buttateli via.

Possono invece essere usati olio extravergine di oliva, burro e grassi non idrogenati insieme all’olio di cocco.

E’ ovviamente possibile usare l’olio di cocco al posto degli altri grassi, tuttavia, poiché l’olio di cocco non contiene omega 3 è molto importante assumere salmone 2 volte alla settimana o assumere abbastanza omega 3 da altre fonti come l’olio di lino o i semi di lino, chia, canapa e le noci. In alternativa possiamo assumere un integratore di olio di pesce o di alghe in pillole.

Conclusioni

E’ inconcepibile che una potenziale prevenzione dietetica e cura per l’Alzheimer, e altre malattie neurodegenerative, esista e sia alla portata di tutti, e per così tanti anni è rimasta sconosciuta. E’ molto verosimile che queste malattie derivino dalla nostra dieta attuale. La dieta Standard Americana, è cambiata drasticamente da quello che era prima degli anni 50, quando i nostri genitori e nonni usavano lardo e olio di cocco per cucinare.

La malattia cardiovascolare era rara all’inizio del ventesimo secolo ed è salita alle stelle, insieme alle altre malattie devastanti come l’Alzheimer, il diabete di tipo due e l’obesità, da quando i grassi idrogenati vegatali che contengono grassi trans sono stati introdotti nella nostra dieta, andando a rimpiazzare questi altri grassi naturali.

Tristemente l’incidenza della malattia cardiovascolare e di altre serie malattie sta divenendo sempre più comune tra le persone in altre aree del mondo che hanno cambiato la loro dieta originale verso una dieta occidentale ricca di questi grassi nocivi.

La mia intenzione è quella di divulgare questa scoperta il più possibile, e farla arrivare a persone che siano nella posizione di poter aiutare il Dr. Veech e gli altri ricercatori sull’ olio MCT e sui corpi chetonici ad ottenere i finanziamenti di cui hanno bisogno.

Sentitevi liberi di fare delle copie e diffondere questo articolo.

Se avete delle persone amate, o un paziente con Alzheimer o una di queste malattie neurologiche, prendete in considerazione l’idea di provare l’olio di cocco.

Il Dr. Veech suggerisce che, se possibile, si facciano dei filmati della persona prima e dopo aver iniziato a prendere l’olio di cocco,perché questo sarebbe utile per documentare i cambiamenti. Suggerisce anche di includere dei filmati con il viso della persona, il suo modo di parlare, di muoversi e camminare e se possibile suggerisce anche di monitorare il livello di chetoni (con un apparecchio simile a quello usato per misurare la glicemia).

Che cosa avete da perdere?

Dr. Mary Newport

References:

1. “Ketone bodies, potential therapeutic uses,” RL Veech, B Chance, Y Kashiwaya, HA Lardy, GC Cahill, Jr., IUBMB Life, 2001, Vol. 51 No.4, 241-247

2. “Ketoacids? Good Medicine?” George F. Cahill, Jr., Richard L. Veech, Transactions of the American Clinical and Climatological Association,Vol. 114, 2003.

3. “The therapaeutic implications of ketone bodies: the effects of ketone bodies in pathological conditions: ketosis, ketogenic diet, redox states, insulin resistance, and mitochondrial metabolism,” Richard L. Veech, Prostaglandins, Leukotrienes and Essential Fatty Acids, 70 (2004) 309-319.

4. “Diminished glucose transport and phosphorylation in Alzheimer’s Disease determined by dynamic FDG-PET,” M Piert, et.al., The Journal of Nuclear Medicine, Vol.37 No.2, February 1996, 201-208.

5. “Glucose metabolism in early onset versus late onset Alzheimer’s Disease: an SPM analysis of 120 patients,” EJ Kim, et. al., Brain, 2005,Vol. 128, 1790-1801.

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7. “Cortical and subcortical glucose consumption measured by PET in patients with Huntington’s disease,” Brain, October 1990, Vol 113, part 5, 1405-23.

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Other Important Resources

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“Ketone Bodies as a Therapeutic for Alzheimer’s Disease,” ST Henderson, Journal of the American Society for Experimental NeuroTherapeutics, Vol 5, 470-480, July 2008.

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